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TRA DUE E QUATTRO CILINDRI C'è CHI SCEGLIE I PEDALI

Superata Gomagoi, la salita che porta allo Stelvio resta pedalabile per un altro po’ anche per chi non è un professionista della bici. Poi arrivano i quarantotto tornanti: interminabili. Supero la prima parte di strada con la R1200R e la rimanente con una XR1000. I benefici del mestiere, gran fortuna. Garmisch e ritorno guidando due moto. Non contemporaneamente, si intende, altrimenti nella vita farei altro. Alternarsi alla guida di moto diverse in tutto è un’esperienza da raccontare. Si rinuncia al paesaggio circostante e ci si cala in quella condizione mentale che induce alla disamina costante e continua. L’erogazione del boxer, l’equilibrio del quattro cilindri, la schiena dell’uno, la straordinaria linearità nelle ripartenze da un sottocoppia soffocante dell’altro. Non sto a raccontare di come un motore boxer liberi energia sollecitandolo col “joystick” e allo stesso modo non vi parlo della duplice personalità del motore XR: un po’ dottor Jeckyl ed un po’ Mr Hyde. Dicevo semmai dei quarantotto tornanti; quelli che sembrano non finire mai nemmeno con la moto, anzi due… Affianco e supero quelli che hanno una passione diversa dalla nostra. La fatica ridisegna il volto di chi lo Stelvio lo attacca in bici. Seguo per un po’ la loro pedalata claudicante e penso: non è una questione legata al mestiere, a due o quattro cilindri siamo tutti fortunati.
 
Edoardo Pacini
Team Leader
 
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numero 14 - settembre - ottobre 2016
 
 
 
 
 
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